Sito ufficiale dell’amministrazione comunale di Santa Giusta
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I metodi di preparazione delle vivande lacustri sono due: quelli per il consumo
immediato e quelli per il consumo dilazionato.
Qualunque pesce della laguna, o della peschiera, va cucinato quasi ancora vivo.
Il cefalo ai ferri va posto sulla graticola sopra fuoco vivace, intero, senza
asportazione del fegato, compreso il fiele che spappolandosi durante la cottura, conferisce alla
parte più grassa, quella addominale, un lieve e gradevole sapore amarognolo. Il fuoco, sovente di
canne già usate nelle chiudende della laguna, deve essere mantenuto vivace per il breve tempo di
cottura.
Il cefalo va ribaltato una sola volta, quando un lato presenta un colore bruno dorato. Così
si procede per l’altro lato. Tutta la polpa dell’occipite e della schiena risulta cotta. È
indispensabile, dopo la cottura, l’immersione del pesce nella salamoia calda: acqua con tanto sale,
profumata sovente da qualche spicchio d’aglio schiacciato. Durante la cottura è consigliabile
aspergere la salamoia sui pesci con un mazzetto di prezzemolo o con una costa fogliosa di sedano.
Il sedano, col ravanello e con le olive, sono i contorni più idonei al cefalo arrostito.
Quanto al
cefalo bollito bisogna prima squamarlo, poi praticare una incisione tra fianco e
ombelico per estrarre il fegato, l’ombelico stesso e l’intestino.
Quando i cefali provengono dalle peschiere si presentano avvolti in uno spesso strato di
grasso e allora se ne asporta il fiele e, trinciato il cefalo conforme alla taglia in due o tre
pezzi, si lavano questi nell’acqua corrente e si depongono, compresi fegato interiora e ombelico,
in un’ampia casseruola. La dose del sale deve essere abbondante: almeno due pugni per ogni cefalo.
Acqua abbondante e recipiente capiente perché i tocchi del pesce non siano stipati. Il cefalo
raggiunge rapidamente la cottura: basta un quarto d’ora da quando si leva il bollore. Si lasci
almeno un ora al pesce, tolto dal fuoco nell’acqua di cottura. Si estrae con una larga cucchiaia
forata e si posa sopra una griglia. Quando il pesce è freddo e compatto si passa nel piatto di
portata e si guarnisce con olive, pomodori, sedani e ravanelli. C’è chi lo mangia con olio d’oliva
e limone.
La laguna di Santa Giusta offre due prestigiose specialità gastronomiche:
su cavuru, granchio, in autunno e
s’aixi, piccolissimi pesciolini color d’argento, in pieno inverno.
I granchi si consumano lessati in acqua salata, privati delle chele e delle zampe
e scoperchiati con un coltellino in modo da lasciare a vista il deposito color arancio delle uova.
Si condiscono, questi, con olio e aceto. È un pasto raffinato e succulento che richiede pane
ottimo e vino rosato…
Coi granchi si possono condire ottimi spaghetti. Non dico con i granchi in mezzo agli
spaghetti, ma coi granchi cotti al pomodoro e posati decorativamente sulla pasta.
Era una delizia, per cucinare queste vivande il tegame di coccio come la cucina a
carbone. Nel grande tegame si versava l’olio d’oliva, quello verde e amarognolo, e in esso si
facevano sfrigolare alcuni spicchi d’aglio schiacciati e un peperoncino rosso. Si gettavano allora
nel tegame i granchi vivi ben lavati, si rimestavano con un cucchiaio di legno finché erano
immobili e avevano acquisito un bel color lacca. Vi era allora chi gettava nel tegame due o tre
pomodori secchi, lavati, strizzati e tritati finissimi. Non si salava perché il pomodoro secco era
già abbastanza salato. Si versava sui granchi un bicchiere di vernaccia vecchia e si copriva
il tegame col coperchio fino a quando il vino era evaporato. Era giunto il momento di gettare sui
granchi i piccoli pomodori di Santa Giusta, succosi, con pochi semi e tanta polpa. Si calava la
fiamma e si facevano cuocere a fuoco lento finché la polpa del pomodoro aveva raggiunto quella
giusta consistenza. Si profumava il tutto con una manciata di prezzemolo tritato. Si toglievano i
granchi dal sugo, eliminando chele e zampette, con questo sugo si condivano bucatini o spaghetti o
quelle lasagne fatte in casa, con la semola del grano di Santa Giusta, tagliate con la rotellina
dentata. Su tutto si faceva cadere una manciata di foglie freschissime di basilico.
Chi adotterà questa ricetta tenga lontano il formaggio perché così è già un primo piatto
trionfale…..
E buon appetito a tutti coi prodotti di Santa Giusta”.