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La peschiera di Pesaria

Attorno alla laguna di Santa Giusta erano presenti diverse peschiere, ma la più importante è sempre stata quella di Pesaria, localizzata presso l’omonimo canale. La peschiera è costituita da un sistema di sbarramento di un canale. La struttura presenta delle sponde mobili, alcune delle quali vengono alzate per consentire il passaggio dei pesci verso lo stagno e verso il suo interno, composto da vari ambienti di cattura. La peschiera di Pesaria ha due o tre bocche di rifornimento dal mare, dette sproni’e fruimentu, che servono per convogliare il pesce verso lo stagno.
In passato la struttura portante era fatta di canne e di pali di eucalipto che venivano conficcati nel fondo del canale utilizzando su mallu, un grande martello di legno di circa 20-25 cm di diametro. Successivamente si preparavano sas cannizzadas o prantas, legando le canne tra loro e fissandole su una struttura portante costituita sempre da canne. Poi il tutto veniva sistemato sul fondo praticando lo scavo di un canaletto dove si posizionava sa cannizzada che poi veniva bloccata e ricoperta con ghiaia e ciottolame; questa operazione si definiva torrai gragattu, restituire la ghiaia.
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Periodicamente i pescatori erano impegnati nei lavori di manutenzione de sas prantas; poiché si rendeva necessario sostituire le canne usurate e quindi provvedere al loro taglio, posizionamento e rasatura. Attualmente le cannizzadas sono costruite con canne di resina fissate su basamenti di cemento armato.
La peschiera è articolata in diversi spazi chiusi: i calici, caixi, di forma ovale, servono per il prelievo del pesce in quantità minime; la camera della morte, di forma romboidale e di dimensioni superiori rispetto ai calici, consente un prelievo di pesce maggiore effettuato tramite una rete, su petzu, sostenuta da una decina di pescatori, una cumandada; le giostre, oióstrasa, o lavorieri, sono, come i calici, punti di estrazione dei pesci contenuti nella camera della morte.
La peschiera comprendeva altre strutture quali, sa barracca’e su castiadori, la casa del guardiano, fino a pochi decenni fa realizzata interamente con materiale vegetale, falasco, cruccuri, e struttura portante in eucalipto; oggi questa tipologia è stata sostituita da una semplice costruzione in laterizio, adibita ad alloggio del capo peschiera che risiede lì durante la settimana e ospita i pescatori. A poca distanza c’è una fabbricato utilizzato per la lavorazione del pesce e della bottarga chiamata sa domu’e sa buttariga, attualmente non più in uso. Esiste anche uno spazio coperto da una tettoia, su capannoeddu, destinato alla pesatura e incassettamento del pesce che in precedenza andava smistato in un grande contenitore di legno chiamato su cascioneddu.
In passato il pesce veniva trasportato fino alla sede della cooperativa per la vendita, mentre attualmente, i commercianti all’ingrosso si recano tutte le mattine direttamente in peschiera per acquistare il pesce appena pescato e rivenderlo in vari mercati di tutta la Sardegna.
I pescatori fanno turni di ventiquattro ore, come in passato, e sono coordinati dal capo peschiera; questi turni consistono sia in operazioni di pesca, sia in lavori di manutenzione e guardia.
Nel corso del tempo le operazioni di pesca hanno subito delle trasformazioni: le specie ittiche più numerose prima dei lavori di allargamento e scavo del canale di Pesaria, erano muggini,pisci’e scatta, anguille, anguidda, carpe, grappa, tinche, trinca, spigole, arranassa, latterine, aixi, lamprede, sogliole, pallaia, granchi, cavuru.
L’ampliamento del canale e il conseguente ingresso dell’acqua salata del mare ha reso più salmastre le acque dello stagno e ha cambiato completamente l’habitat introducendo nuove specie, presenti anche attualmente, quali oratine, caniottu, mormore, mummulloi, saraghi, saragu, sparlotte, sparedda, triglie, triglia, occasionalmente anche seppie, seppia, polpi, pruppu, astice, longhifanti, cozze, cozza e arselle, cocciua. L’introduzione nello stagno di maggiori quantità di acqua salata ha fatto scomparire specie tipicamente d’acqua dolce come la carpa e la tinca. Le altre specie si sono adattate al nuovo habitat e hanno convissuto con le nuove varietà. Secondo quanto riferiscono i pescatori l'acqua salata ha modificato il ciclo biologico di alcune specie, come i muggini, diminuendo il loro accrescimento e rendendo le loro carni meno prelibate.

Gli strumenti
Tecniche di pesca in laguna
 
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